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questo, una volta, era il blog dell'omonimo podcast, ambientato sulle strade del pendolarismo romano. ora è solo un confuso contenitore di riflessioni nate all'interno e all'esterno della rete, tra barcamp, olgiata, agro pontino, eur, testaccio, versilia e altri luoghi/non luoghi dove mi sveglio, mi addormento, mi trovo a metà strada...


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Berto's Garret, vintage interviews to famous actors and movie directors (2005)
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venerdì, luglio 18, 2008
 
Sono ottimista

Il RomeCamp 2008 sarà un grande evento. Me ne rendo conto leggendo sul wiki i nomi dei partecipanti ed incontrando, in questi giorni, di persona, i volontari che contribuiranno all'organizzazione. Quello che colpisce è la qualità delle idee, solo una parte delle quali magari andranno effettivamente in porto, ma comunque idee geniali.

Come quella di Fabrizio Ulisse, di adottare il format del talk-show trash, un pò alla Jerry Springer Show, in cui è il conflitto stesso a diventare contenuto, a garanzia che il BarCamp non diventi luogo di sterili agiografie reciproche. O come quella di Antonella, che propone un ibrido tra la formula generalista e quella tematica.

Ma al di là del valore delle idee "in sè", alla fine sono i dettagli concreti dell'organizzazione a determinare il successo o il fallimento dell'operazione. Ed è di questi che abbiamo cominciato a parlare ieri, in un brainstorming improvvisato, al Caffè Letterario di Via Ostiense, vero e proprio cuore pulsante degli aperitwitter romani, con lo stesso Fabrizio e con l'immancabile Luca.

Mettendo a frutto una conversazione con Nicola (che insieme a Vincenzo è la vera mente della due giorni BarCampista, prevista per Novembre), abbiamo  provato a immaginare come razionalizzare la copertura dell'evento per chi non potrà essere presente di persona. Proveremo a convincere Radio Radicale per garantire la ripresa dei talk veri e propri, in modo che siano disponibili sia "live" sia in asincrono, come avvenuto (per una sola sala, però) in occasione della storica prima edizione al Linux Club. Poi, ovviamente, si tratta di dare un senso anche a tutta la copertura multimediale "di contorno" (interviste, blitz, backstage e UGC) che finisce sempre per avere un ruolo fondamentale, quasi prolungando l'esperienza di chi - invece - ha potuto effettivamente partecipare. Secondo Fabrizio, si potrebbe dare un ruolo a questi contenuti anche durante l'evento stesso. Si tratta di trovare la formula, e i commenti sono benvenuti.

Circa la location, ferma restando la necessità di un luogo "cool", meglio se dotato di più sale e di un qualche valore simbolico, e l'esigenza di una facile raggiungibilità con i mezzi pubblici, sono circolate varie proposte. Dall'inarrivabile Loft dell'Hotel Radisson, al Loftone di Circo Massimo,  allo stesso Caffè Letterario, che avrebbe il vantaggio di una copertura televisiva praticamente automatica.

Personalmente però - se proprio avessi carta bianca - propenderei per un locale come il Qube o - ancora meglio - l'Alpheus. E questo perchè, come ha saggiamente commentato Luca, "La location è il format". E fin da quando Nicola parlò di un BarCamp spalmato su due giorni, ho avuto la nettissima sensazione che il vero cuore dell'evento non potesse che essere la notte a cavallo tra il sabato e la domenica. Una notte insonne, vissuta intensamente, lontana dai PC e dalle chiavette USB. E questo anche (ma non solo) perchè, volenti o nolenti, passato l'interesse dei mainstream media per la prima edizione, occorre trovare una newsangle, vale a dire trasformare l'evento in una notizia per giornali, radio e tv tradizionali. Una notizia che cancelli il modo in cui Internet viene rappresentata da "Porta a Porta", il luogo della vita virtuale, una fabbrica di solitudine, violenza e perversioni di ogni tipo. No, le relazioni costruite in rete possono arricchire la nostra vita reale. E non c'è meglio di una nottata passata a zompare selvaggiamente con la musica a tutto volume per gridarlo a chi non l'ha ancora capito.

Ovviamente chi vuole potrà andare a dormire, e ripresentarsi per i "talk" della seconda giornata fresco come una rosa. Ma credo che gli interventi (e i contraddittori) migliori non potranno che nascere da chi sarà rimasto in piedi tutta la notte.

E a chi parlerà di "tradimento dello spirito del BarCamp" non avrò difficoltà a ribattere che l'evento, con le sue regole e i suoi riti, rimarrebbe intonso nel suo svolgimento formale. E' la sostanza che ne gioverebbe. Fermo restando che se putacaso (con qualsiasi formula, anche la più ortodossa, officiata da Chris Anderson in tunica bianca) si dovesse rivelare davvero un evento riuscito, allora potremo star certi che le critiche, in rete e non, pioveranno a catinelle, nella miglior tradizione del "mi si nota di più se...".

Ma non è questo il punto. Il punto è che dovranno essere due giorni (e una notte) indimenticabili. E non provassimo a renderli tali, il rimpianto potrebbe essere peggiore di qualsiasi compromesso.
postato da pendodeliri | 00:16 | commenti (3)