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questo, una volta, era il blog dell'omonimo podcast, ambientato sulle strade del pendolarismo romano. ora è solo un confuso contenitore di riflessioni nate all'interno e all'esterno della rete, tra barcamp, olgiata, agro pontino, eur, testaccio, versilia e altri luoghi/non luoghi dove mi sveglio, mi addormento, mi trovo a metà strada...


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Berto's Garret, vintage interviews to famous actors and movie directors (2005)
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mercoledì, luglio 16, 2008
 
L'eccezione che conferma la regola



A Pomezia, come ho raccontato per anni, tutto è tragicamente approssimativo. Le strade sono una lunga sequenza di buche. I locali pubblici hanno sempre qualcosa di untuoso. Gli uffici sono anonimi casermoni quadrati organizzati come alveari. Questa città, dove ho la sventura di lavorare, racconta ogni giorno il proprio fallimento, quello di una scommessa industriale persa in partenza per arricchire chi - in questa città  - non ci avrebbe mai nè vissuto nè lavorato.

Se però vi dovesse capitare di passare da queste parti, fate caso alla rampa dello svincolo che, dalla Via Pontina, conduce direttamente nell'arteria principale della città, Via Roma. Sì, sto parlando proprio dello "svincolo del ghigno" che riuscii a rendere celebre sui giornali con un vecchio, ma ancora attualissimo podcast di Pendodeliri.

Ebbene su questo svincolo è ricavata una piccola area verde, si direbbe una aiuola, che è l'unico tratto di verde urbano curato dell'intera città. Uno spicchio di prato di nemmeno 500 metri quadri sempre curato e innaffiato, quasi una zona di resistenza ad oltranza circondato dalle bestemmie e dai livori degli automobilisti eternamente intrappolati nelle lamiere, sopra e sotto, e fatto continuo oggetto di lancio di cartacce, bottigliette e migliaia di mozziconi di sigarette.

E' la foglia di fico, la mosca bianca, l'eccezione che conferma la regola. Con questa singola aiuola si illude il viandante che il resto della città gli possa in qualche modo somigliare. O che quantomeno vi sia qualche virtuoso, indefesso amministratore locale che intende segnalare la propria presenza, la propria "specialità" rispetto al becerume dilagante. Fateci caso, è una caratteristica anche dei commercianti della zona. E' una personalissima interpretazione della regola dell'80/20, per cui l'80 per cento dei negozianti vi prende regolarmente a pesci in faccia, ma il restante 20 per cento ostenta una gentilezza e una disponibilità quasi irreali. E' il loro modo di segnalare la non appartenenza a un contesto tribale e subumano, una vera e propria avanguardia antropologica verso il definitivo "bellum omnes contra omnia" previsto da Hobbes quattro secoli or sono, e di cui quella singola aiuola rappresenta l'ultima, ostinata, recintatissima frontiera.

Quando ho deciso di immortalarla in fotografia ho pensato a tutte le altre zone "destinate a verde" della città, in cui una natura ancora fortissima proclama quotidianamente la propria vittoria rispetto alle bonifiche degli anni venti, con erbacce mostruose che trionfano sui pochi abbozzi di marciapiedi, ma anche sulle sedi stradali vere e proprie. Di verde "sano" non è rimasto proprio nulla. Proprio come a Brasilia, dove le aiuole sono sempre e solo di terra rossa. O come a Nairobi, dove l'inossidabile dittatore Arap Moi fece asfaltare l'unica strada degna di questo nome, quella che conduce dall'aeroporto al blindatissimo Hilton di Simba Street, mentre intorno infuriava (e continua ad infuriare, giorno e notte)  l'anarchia e la violenza delle bidonville.

E' una storia che si ripete, quella delle foglie di fico che servono a giustificare il nudo che le circonda, in questo caso il deserto culturale e la rinuncia a qualsiasi orizzonte, qualsiasi accenno di convivenza civile. E l'aiuola di Pomezia, in questa immaginaria galleria degli orrori, occupa davvero un posto speciale.

postato da pendodeliri | 14:50 | commenti (1)