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questo, una volta, era il blog dell'omonimo podcast, ambientato sulle strade del pendolarismo romano. ora è solo un confuso contenitore di riflessioni nate all'interno e all'esterno della rete, tra barcamp, olgiata, agro pontino, eur, testaccio, versilia e altri luoghi/non luoghi dove mi sveglio, mi addormento, mi trovo a metà strada...


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Berto's Garret, vintage interviews to famous actors and movie directors (2005)
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giovedì, giugno 05, 2008
 
Il riflesso pavloviano del blogger

I blogger, e in particolare quelli più letti, hanno maturato una loro particolare prassi, una sorta di "supernetiquette", per cui non solo è possibile, ma è anche giusto criticare gli altri su qualsiasi post, dato che in quella combriccola tutti leggono tutto, grazie ai trackback, a technorati, a wikio e quant'altro il web 2.0 ci regala e ci regalerà, e quindi tutti - presto o tardi - potranno difendersi e replicare.

E' in corso, come dicevano i guru del Cluetrain, una grande conversazione asincrona, e - in attesa dei mercati - per ora vi partecipano quelle che una volta si chiamavano "blogstar", e che ora sono solo un branco di comari appollaiate a vedere quando uno cita l'altro, pressochè all'infinito. Ciascuno marca il territorio, nè più, nè meno di quanto accadeva (in modalità sincrona, in quel caso), sul muretto di Alassio negli anni '60.

Fin qui tutto normale. Il problema è che ormai i blogger si incontrano tra loro anche nel mondo offline. Si moltiplicano i Barcamp, le Blogbeer, le GirlGeekDinner, gli aperitivi organizzati dalle aziende e altri tipi di eventi inclusivi o esclusivi.

Ebbene, negli incontri in carne ed ossa la grande maggioranza dei blogger ha un riflesso condizionato, mutuato dalla conversazione asincrona di cui sopra: si parla degli assenti. Con la differenza che , se nella conversazione asincrona l'assente può sempre difendersi, nella chiaccherata live (di solito un crocchio che si forma fuori da un ristorante)  non c'è mai il contraddittorio.  Non è una conversazione, piuttosto somiglia a uno di quei dibattiti su Stalin che si tenevano in URSS quando Stalin era già morto, in cui Stalin è sistematicamente denigrato proprio perchè è morto, mentre quando era vivo nessuno osava attaccarlo.

Ho sempre cercato di schivare queste situazioni. Le poche volte che "difendevo l'assente", anche quando io per primo non ne ero esattamente un fan, non funzionava mai, anche perchè sia l'attacco che la difesa di un assente sono figli dello stesso errore di fondo. Quindi preferivo tacere, pur non gradendo affatto lo spettacolo.

La mia unica reazione, semmai, è stata quella di approfittare del moltiplicarsi degli incontri "offline" proprio per estremizzare la franchezza, sia delle critiche che degli elogi. E devo dire che questo funziona: la critica "live", in pieno volto, è apprezzata proprio come l'elogio. Purchè entrambi siano credibili e documentati.  L'altro vantaggio è che dopo una manifestazione così schietta di solito dall'interlocutore parte - quasi come reazione liberatoria - una critica preziosa, magari sopita per anni dalle leggi diplomatiche del trackback, e che stentava a venire fuori. O magari un elogio, che non fa mai male nemmeno lui.

Concludendo: ora che le occasioni per incontrarsi di persona si moltiplicano, cerchiamo di dirci le cose in faccia, che ci fa solo un gran bene.

PS: l'ho appena riletto, sembra uno di quei terrificanti articoli di Alberoni... :-)
postato da pendodeliri | 23:13 | commenti (9)