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questo, una volta, era il blog dell'omonimo podcast, ambientato sulle strade del pendolarismo romano. ora è solo un confuso contenitore di riflessioni nate all'interno e all'esterno della rete, tra barcamp, olgiata, agro pontino, eur, testaccio, versilia e altri luoghi/non luoghi dove mi sveglio, mi addormento, mi trovo a metà strada...


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Due occhi da straniero, un ciclo di interviste ai corrispondenti della stampa estera in Italia (2006)
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Il Solaio di Berto, interviste storiche a famosi attori e registi cinematografici (2005)
Berto's Garret, vintage interviews to famous actors and movie directors (2005)
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mercoledì, dicembre 19, 2007
 

La mia sul PiùBlogCamp

Con colpevole e larghissimo ritardo, mi unisco ai molti che hanno commentato il BarCamp di Roma per esprimere la mia esperienza e il mio punto di vista.

Nel leggere i molti commenti negativi, relativi a una organizzazione troppo schiava della logistica non proprio ideale e dei "tempi televisivi", con un solo spazio e poco tempo a disposizione per i relatori, ciò che ha finito per far prendere all'evento una deriva seriale e "one-to-many" che effettivamente poco ha a che vedere con il format del Barcamp, non ho potuto che essere pienamente d'accordo. Però ci sono dei però.

E' vero, ambientando il PiuBlogCamp in un'altra location, magari dotata di più spazi che avrebbero permesso ai partecipanti di "scegliere il proprio percorso", di fare più domande, di dar vita a tutta quella "collateralità da corridoio" che caratterizza il fenomeno, avremmo avuto anche a Roma un BarCamp come si deve. Ma in quel contesto non si poteva fare diversamente, e il fatto che dietro al PiùBlogCamp vi fosse lo sforzo pressochè unico di Fabio Masetti (a cui tutti siamo grati per il bellissimo RomeCamp al Linux Club di 12 mesi fa) ne rappresenta l'implicita dimostrazione.

Inoltre, lontano da PiuLibri, non avremmo avuto la risonanza che PiuBlogCamp ha avuto. Quindi la domanda corretta da porsi forse è: "E' stato giusto scendere a questi compromessi, legati alla location e al contesto, in nome dell'effetto risonanza?".

Dal punto di vista del BarCamper classico, cui i media tradizionali fanno giustamente un baffo, sicuramente no. Va anche detto che quest'ultimo, tra cene pre e post, ha avuto ampiamente modo di vedersi collateralmente con "il popolo dei BarCamp" che sono l'unico vero valore di queste circostanze. Infatti nessuno si è pentito della "gita a Roma" nel suo complesso.

Dal punto di vista del "movimento di idee" nel suo complesso, invece, capisco il ragionamento di Leo e Marina, che hanno portato queste idee in un contesto più ampio, lontano dalla logica da "raduno degli Harlisti" che spesso caratterizza i BarCamp in giro per l'Italia.

Cerchiobottismo? No, solo il tentativo di interpretare l'accaduto in modo il più articolato possibile, cercando di capire le varie componenti in gioco.

Concludendo, nel leggere i molti post sull'argomento di questi giorni, mi sono sentito un pò come tutte quelle volte in cui io, provinciale diventato romano d'adozione, ho dovuto difendere "le cose che si fanno a Roma" dagli attacchi di chi, vivendo in realtà "facili" (Casalecchio di Reno e simili), non possono rendersi conto dei tanti problemi che rendono difficile organizzare una cosa del genere da queste parti. Roma è bella perchè è una città complessa: comporta dei prezzi da pagare, in termini di tempo, denaro, energia e dei conseguenti compromessi. Se però il prezzo fosse troppo alto la gente scapperebbe da questa città e gli affitti scenderebbero. Se il saldo (leggasi "il saldo") della qualità della vita fosse insostenibile non si capirebbe perchè Il Sole 24 Ore la piazzi all'ottavo posto tra le città in cui si vive meglio in Italia.

postato da pendodeliri | 12:05 | commenti (2)