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questo, una volta, era il blog dell'omonimo podcast, ambientato sulle strade del pendolarismo romano. ora è solo un confuso contenitore di riflessioni nate all'interno e all'esterno della rete, tra barcamp, olgiata, agro pontino, eur, testaccio, versilia e altri luoghi/non luoghi dove mi sveglio, mi addormento, mi trovo a metà strada...


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Due occhi da straniero, un ciclo di interviste ai corrispondenti della stampa estera in Italia (2006)
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Berto's Garret, vintage interviews to famous actors and movie directors (2005)
Bupitales, il podcast di mia figlia (2005-2006)



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sabato, dicembre 01, 2007
 

Salviamo il becerume pontino!

Nel grande tourbillon delle chiacchere e degli scandali nazionali, passa in un silenzio assordante la lenta ma sistematica opera di smantellamento del Parco Naturale del Becerume, situato a Pomezia, nel cuore dell'Agro Pontino.

Fenomeni nobili nella loro schiettezza, come il ghigno del motociclista allo svincolo, la minaccia verbale all'ufficio postale, l'insulto dell'anziano colono alla prostituta nigeriana sono ormai sempre più rari, e anche questo ingenuo cartellone pubblicitario di un mobilificio, che invita gli automobilisti lanciati a 160 all'ora sulla pontina a una brusca sterzata con una blanda e tutto sommato simpatica allusione sessuale, perdipiù associata a un raffinato doppiosenso, pare ormai vestigia di un passato destinato a non tornare mai più.

Perchè tutto ciò è stato possibile? E soprattutto, cosa può fare la comunità per salvare l'ultimo spiraglio visibile di visceralità umana, in una società annichilita dalla political correctness?

Il fine antropologo Paolo Miscia parlò di quest'area geografica come di uno "scoglio che affiora" delle bassezze umane nascoste dall'orizzonte della rispettabilità. In quell'invito sessuale, nel bieco e viscerale insulto del colono, nell'estorsione gratuita alla vecchietta c'è infatti tutta la nostra colorita e repressa umanità. Si tratta di un luogo che ci ricorda come siamo, beceri della stessa sostanza dei nostri padri, ma senza poter più sputare allegramente sui tram. Un luogo, dunque, a suo modo prezioso.

Come opporsi dunque alla gelida virtù delle nuove generazioni, che per fuggire da questa oasi di inciviltà è disposta a sobbarcarsi due lavori e - contemporaneamente - a laurearsi pure? Come piegarsi supinamente all'impeccabile e contagiosa buona educazione di quei negozianti che vorrebbero "distinguersi" e che invece ormai rappresentano una inconsapevole "maggioranza scandinava"? Come combattere l'inguardabile "stile outlet" che travolge e ammanta ormai in un unico magma omologato anche quello che una volta era il coloratissimo e improbabile struscio di Via Roma? 

La verità è che Pomezia, quella dove decisi di andare a lavorare quasi 6 anni fa, mantenendo ostinatamente la residenza all'Olgiata, non esiste più. Questa città che mi rapì, e che mi strinse fino a farmi cadere in una inesorabile "sindrome di stoccolma", oggi è un'altra cosa. Qualcuno fotografi, vi prego, i pochi cartelloni come questo, gli ormai introvabili adesivi "invidia crepa" dei camionisti, le ultime pile coi cartoni della pizza. Perchè potrebbero davvero essere gli ultimi cenni di un modo unico e irripetibile di essere italiani. 

 

postato da pendodeliri | 01:10 | commenti (3)