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questo, una volta, era il blog dell'omonimo podcast, ambientato sulle strade del pendolarismo romano. ora è solo un confuso contenitore di riflessioni nate all'interno e all'esterno della rete, tra barcamp, olgiata, agro pontino, eur, testaccio, versilia e altri luoghi/non luoghi dove mi sveglio, mi addormento, mi trovo a metà strada...


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questo è il feed delle prime due serie del podcast di pendodeliri (2004-2005) - attenzione, abbonarsi con iTunes o visualizzare con Internet Explorer per ascoltare i file MP3, non funziona con i segnalibri live di Firefox

Dello stesso autore
Due occhi da straniero, un ciclo di interviste ai corrispondenti della stampa estera in Italia (2006)
PodPower, net sounds worth listening (2005) - non funziona con Firefox, visualizzare con Internet Explorer

Dello stesso producer
Il Solaio di Berto, interviste storiche a famosi attori e registi cinematografici (2005)
Berto's Garret, vintage interviews to famous actors and movie directors (2005)
Bupitales, il podcast di mia figlia (2005-2006)



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giovedì, maggio 08, 2008
 
Avvertenza: questo è un post impopolare e controcorrente

Alemanno ha vinto, Rutelli ha perso, ed è questo quello che conta. Soltanto due anni fa, Veltroni aveva stracciato al primo turno Alemanno con il 61,4% dei voti, con un risultato che premiava l'ultradecennale amministrazione di centrosinistra, avviata proprio da Rutelli.

Quindi i casi sono tre:

1) la giunta Veltroni ha fatto tali disastri negli ultimi tre anni da far disinnamorare centinaia di migliaia di elettori
2) le giunte Rutelli e Veltroni hanno sempre fatto schifo, ma i cittadini l'hanno capito solo adesso
3) le giunte Rutelli e Veltroni hanno governato bene, ma Alemanno ha vinto comunque per effetto del mutato quadro politico nazionale

Escludo a priori le prime due ipotesi: la prima è irrealistica, mentre se fosse vera la seconda i romani sarebbero un branco di deficienti, e anche a questo non ci credo.

Rimane la terza, che nelle mie ultime riflessioni di questi giorni sta guadagnando punti. Man mano che si disperdono le scorie della campagna elettorale, tutta giocata su temi imposti dal centrodestra e subiti dal centrosinistra, mi è più facile recuperare un pò di memoria e ricordare come era la città PRIMA di Rutelli e Veltroni e come è ADESSO.

E qui viene la parte impopolare e controcorrente di questo post. io vivo a Roma da quasi 30 anni, e penso di poter dire che con le giunte precedenti (Giubilo, carraro e compagnia) si vivesse molto peggio in questa città.

In una recente trasmissione televisiva di Milena Gabbanelli, si dice in sostanza che il piano regolatore concepito dalla Giunta Rutelli e approvato da Veltroni sia frutto di uno scellerato accordo con i più spietati speculatori dell'immobiliarismo romano. Premesso che anche nel merito le accuse della Gabbanelli sono ampiamente discutibili (anche se le repliche non hanno trovato spazio nella trasmissione), nel programma non si dice quale fosse la situazione urbanistica prima che arrivassero i sindaci del centrosinistra.

Io lo ricordo bene: una sequenza infinita di varianti al piano del '62. Avete letto bene, del 1962. E' dal 1962 che a Roma non si fanno piani regolatori per permettere agli immobiliaristi non di "accordarsi con l'amministrazione" ma di fare i loro porci comodi, trasformando le periferie di Roma nei peggiori suburbi d'Europa. Non centri commerciali "privi di infrastrutture per la mobilità", ma palazzoni dormitorio privi di acqua, luce e gas, e dove la gente andava non "perchè i prezzi sono meno alti" ma perchè altre case, semplicemente, non ce n'erano. Per disperazione.

L'alternativa, più incoraggiata che tollerata, era costruirsi la casa abusiva, quasi sempre senza intonaco. E infatti quasi tutti facevano così, tanto poi arrivavano i condoni. E Alemanno, quando Rutelli mandava le ruspe, manifestava coi suoi colleghi di partito per difendere i diritti degli abusivi. Questa, urbanisticamente parlando, era la Roma pre-Rutelliana. Quella in cui Piazza del Popolo era un parcheggio. Quella in cui l'Auditorium era una chimera. Quella in cui per fare 4 chilometri di "buco" nella tangenziale est (dalla Salaria alla Nomentana) abbiamo dovuto aspettare 25 anni, grazie alla brillante idea di finanziare, in pieno boom della lega, queste opere con una legge dello stato denominata "Roma Capitale". Con Rutelli e Veltroni, con risorse proprie ("Roma per Roma") si è realizzata un'opera complessa come il passante sotterraneo a Nord-Ovest in quattro anni. Ma questo oggi nessuno lo dice. Perchè sarebbe impopolare.

Della rinascita culturale della capitale non voglio parlare, perchè è sotto gli occhi di tutti. Mi limito a dire che prima che arrivasse Rutelli Roma era la capitale culturale delle occasioni perdute e degli spazi inutilizzati. Oggi i corrispondenti esteri a Roma, che intervistai per un podcast solo due anni fa, e che mi manifestarono il loro entusiasmo a questo proposito, non riescono a credere come abbia fatto il centrosinistra a perdere il consenso dei cittadini. Perchè sulla rinascita culturale è stata costruita la rinascita economica della città, con numeri incontestabili (a partire dall'occupazione), tutta giocata sul terziario e sui servizi, dopo anni di ridicole scommesse industriali immancabilmente perse dalle amministrazioni precedenti. Lo hanno chiamato "modello Roma". Non noi, la stampa estera.

E infine la mobilità. Per anni, con Giubilo, con carraro ma anche con Vetere si è blaterato di metropolitane, con piantine e progetti che venivano continuamente cambiati. Rutelli, appena arrivato, invece di parlare stipulò l'accordo con le ferrovie per trasformare i rami terminali delle linee locali in ferrovie metropolitane. Poi inaugurò, in tempi rapidi, due linee di tram svincolate dal traffico privato. E improvvisamente Roma si è ritrovata una alternativa ai Bus, che col traffico privato erano costretti a interferire. Dopo, solo dopo aver dato questa alternativa ai cittadini, si è ricominciato a parlare di progetti e di nuove metropolitane. Così si fa. E con risorse dei romani, non con leggi "per Roma Capitale". Ma di questo, della "cura del ferro" non si parla. No, è impopolare.

In periferia si vive male, d'accordo. Ma prima non si viveva affatto. Prima la sera nessuno si aggirava per le strade del Trullo, del Tufello, di Primavalle. C'era il rischio di prendersi una coltellata. Oggi io attraverso queste periferie tutte le sere e nelle stazioni della FR3 (che prima non c'era) vedo le donne, la sera, aspettare il treno da sole, e lamentarsi tra di loro per il rischio degli stupri, magari usando - per attaccare discorso - come spunto le prime pagine della free-press, che su questi temi riesce a vendere gli spazi pubblicitari. Ebbene, prima non c'era nemmeno la possibilità di lamentarsi. Si stava chiuse in casa, perchè fuori gli stupri c'erano tutte le settimane, non solo in campagna elettorale. Si stava in casa, dove oggi, lo dicono le statistiche, la vita per le donne è molto più pericolosa.

Io non posso ancora giudicare Alemanno, è appena arrivato. Ma mi ricorderò bene cos'"era" Roma nel 2008. E poi ne riparleremo.
 

PS: sono graditi commenti, ma chi commenta - è una richiesta ragionevole, credo - specifichi se e da quanto tempo vive in questa città. Grazie.
postato da pendodeliri | 12:16 | commenti (2)


martedì, aprile 29, 2008
 
La campagna perfetta  

La campagna elettorale del PD per Veltroni presidente del consiglio, e per Rutelli sindaco, sarebbe stata perfetta se gli elettori fossero stati norvegesi.

Invece, come ben sappiamo - ma al PD evidentemente non lo sapevano - gli elettori sono italiani.

E gli italiani parcheggiano il Porsche Cayenne nel posto dei disabili, ghignano alle vecchiette agli incroci, attaccano le caccole sulle piastrelle dei bagni dell'ufficio, saltano la fila alla posta, regalano alle figlie gli interventi di chirurgia plastica per il 18° compleanno, sono in maggioranza favorevoli ai rigassificatori, persino al nucleare, purchè gli impianti li costruiscano almeno a 500 chilometri da loro (altrimenti si sdraiano a centinaia sulle strade), chiedono all'amico chirurgo di passare davanti in coda anche se il loro intervento non è urgente, fischiano l'inno nazionale.

E non sanno usare internet. 

E, vedrete, si lamenteranno, nei prossimi anni, se i servizi pubblici andranno in malora, se la scuola e la sanità pubblica semplicemente spariranno, se il trasporto pubblico sarà obliterato per gli ovvi tagli agli enti locali, costringendoci a muoverci in macchina con la benzina a 2 euro al litro. Si lamenteranno, i 20enni che hanno votato a destra, per i loro lavori precari. Ma - non sapendo usare internet, nè la loro testa -  i mainstream media li convinceranno che la colpa non è di chi è al governo, ma dell'opposizione.


E la prossima volta che saranno chiamati al voto, non si ricorderanno dei quattro, cinque anni di governo delle destre che hanno alle spalle. No, loro decideranno l'ultima settimana, sul tema ("hit") deciso dai mainstream media, e non sulla base delle loro reali esigenze ("coda lunga").

E soprattutto non decideranno confrontando le "proposte", perchè le "proposte", per il solo fatto di essere formulate da esponenti politici, non potranno che essere "proposte politiche", e quindi bufale, nella loro percezione che associa a bufale, corruzioni e ladrocini tutto ciò che ha un vago sapore anche solo istituzionale (figuriamoci se politico). E come potrebbe essere diversamente dopo che per 20 anni i mainstream media hanno prosperato picconando e delegittimando le istituzioni democratiche per regalarci le quali i nostri nonni sono saliti sulle colline imbracciando davvero un fucile, e non vaneggiando di secessioni sulle terrazze, sorseggiando uno spritz?

E quindi, essendo fallimentari sul nascere le "proposte", decideranno in base all'unico vero motore di ogni decisione elettorale: la paura. La paura del diverso, del nemico, delle nazioni più giovani e dinamiche della nostra. La paura di chi è migliore di noi, proprio perchè è disposto a fare una cosa a noi sconosciuta: lavorare. Auguri.
postato da pendodeliri | 00:59 | commenti (12)


lunedì, aprile 21, 2008
 

La tentazione della rappresaglia telematica

Dopo un voto come quello del 13 Aprile scorso, come molti altri elettori del centrosinistra sono stato attraversato dalle solite reazioni di "chiusura", accompagnate dal eterno proclama dell'"andiamo a vivere all'estero" cui raramente fa seguito alcun passo sostanziale in quella direzione. E' vero, negli ultimi anni ho fatto parecchi colloqui per posizioni professionali in Svizzera, ma la politica c'entra poco.

Più che nel 2001, in questa occasione il rancore di chi ha votato per chi ha perso non è rivolto tanto agli esponenti politici del centrodestra (il famoso "antiberlusconismo") quanto agli elettori "dell'altra parte", ed è difficile in questi giorni sottrarsi alle conversazioni che danno del risultato elettorale una chiave di contrapposizione socioantropologica, del tipo "noi e loro". Veltroni, che ha fondato tutta la sua campagna sul principio del "cambiare tutti insieme" non ha minimamente colto questo sentimento ben presente nel suo elettorato. Se pensava così di togliere voti al centro, direi che ha sbagliato i suoi calcoli: sappiamo bene a chi ha tolto i voti.

Per chi usa pesantemente internet, e in particolare chi ha scelto - come me e la grande maggioranza di chi mi sta leggendo - di porre internet al centro del proprio "sistema di informazione e condivisione" la tentazione sarebbe quella, dopo aver predicato per anni i presunti vantaggi di condividere idee e contenuti liberamente, e quindi di far crescere almeno la rete tutti insieme, di realizzare una qualche forma di rappresaglia telematica. Essendo il centrosinistra una indiscussa maggioranza - direi quasi bulgara - nel popolo degli internet-savvy (gruppo ben più ristretto rispetto a quello, di consistenza controversa, degli utenti di internet in generale), basterebbe che qualcuno si inventasse una applicazione che costringa chiunque invii una richiesta di friendship sui principali social network a dichiarare per chi ha votato, ed ecco che avremmo realizzato una orrenda  "endlosung" alla rovescia.

Per essere chiari: è bene respingere da subito questa tentazione. Però sarebbe bene che questi benedetti elettori di Berlusconi, ogni tanto, venissero allo scoperto per poter davvero parlare di tutto, anche dei temi più controversi come le soluzioni per la sicurezza dei cittadini. Perchè non solo nella rete, ma anche in qualsiasi altro luogo pubblico, chi ha votato centrodestra sembra ancora una volta nascondersi. E non c'è motivo per farlo, se si hanno validi argomenti per difendere non tanto un programma politico, ma una certa visione del mondo.

postato da pendodeliri | 10:31 | commenti (5)


lunedì, marzo 31, 2008
 
Nemo profeta in patria

Pochi giorni dopo le elezioni politiche del 2006, intervistai 5 corrispondenti esteri con l'obiettivo di fotografare l'Italia "con gli occhi di uno straniero" in un momento che poteva preludere a una qualche svolta, dopo 5 anni di berlusconismo pressochè sfrenato. Ne venne fuori un podcast in 5 puntate.

A scopo di ripasso, le ho riascoltate in questi giorni, a due settimane dal nuovo appuntamento elettorale. Ebbene, si sono rivelate ancora drammaticamente attuali.

postato da pendodeliri | 16:54 | commenti (1)


venerdì, febbraio 22, 2008
 

Ma...lavorano?

Un breve ma intenso post di Vittorio Pasteris mi costringe a tornare sul tema della presunta "propensione al fancazzismo" di molte persone facenti parte della c.d. "comunità del web 2.0".

Premesso che il fancazzismo non è affatto un male in sè, è anche vero che a leggere certi twit, ma anche certi post, verrebbe davvero da chiedersi se questa gente abbia un lavoro oppure no.

La situazione tipica in cui questa domanda mi sorge in tutta la sua ovvia spontaneità è quando dico "mi dispiace, ma non potrò partecipare all'evento XY", e per tutta risposta ottengo uno sguardo a metà tra indignazione e commiserazione. Ecco, quando incrocio quello sguardo davvero verrebbe da chiedersi: "ma voi lavorate? avete una famiglia? avete una vita?".

Ma anche questa è in realtà una bieca semplificazione. D'accordo, i fancazzisti ci sono, e sono anche facilmente identificabili. Magari questi eventi ci sarebbero anche senza di loro, ma sarebbero molto meno divertenti. Però ci sono anche, e sono prevalenti, altre due categorie di "frequentatori".

a) quelli che lavorano nel web, per i quali questi eventi sono lavoro a tutti gli effetti

b) quelli che lavorano altrove, ma che sono sinceramente interessati alle tematiche affrontate negli eventi in questione, per i quali partecipare è solo un modo intelligente di utilizzare il proprio tempo libero,  e che quindi cercano di barcam-enarsi (scusate, non ho resistito al gioco di parole :-)) tra passioni e doveri, lavorativi e affettivi.

Io mi trovo un pò a metà strada tra le due categorie. Di sicuro, non posso fare la pallina da flipper in giro per l'Europa inseguendo quello che succede. La rete mi aiuta a fruire di gran parte dei contenuti creati e a partecipare alle discussioni. Perdo qualche cena in luoghi un pò fuori mano, ma per fortuna a Roma se ne fanno parecchie, quindi riesco a incontrare le persone che mi interessano. Mi sembra un buon trade-off. 

postato da pendodeliri | 11:10 | commenti (4)


venerdì, febbraio 15, 2008
 

Living asynchronous

Nel lontano (?) 2004 il podcasting ci rivelò le meraviglie della fruizione asincrona. Imparammo che non ha più molto senso aspettare che la tv o la radio mandasse in onda il nostro programma televisivo, semplicemente perchè avremmo potuto vedere e ascoltare precisamente quello che desideravamo, quando lo desideravamo, dove desideravamo, e quante volte lo desideravamo.

Oggi questo trend ("libera il tuo tempo!") sembra andare ben oltre l'esperienza mediatica. I negozi sono aperti spesso "after hours" e nei giorni festivi. Si va in ferie sempre meno spesso ad agosto e a natale, ed è sempre meno raro andare in vacanza in insospettabili settimane a cavallo tra gennaio e febbraio. 

Il "living asynchronous" ha ormai raggiunto il rango di lifestyle, e la sua ultima vittima sono le ricorrenze, a cominciare da S. Valentino.  Ieri io e mia moglie ci siamo guardati negli occhi e siamo scoppiati a ridere, non avendo nessuno dei preparato alcun regalo, neanche un bigliettino. Ma avendo entrambi in mano la stesso copia di "Roma c'è" per stabilire se ed eventualmente come festeggiare nel weekend, dato che il 14 febbraio è un giorno in cui tradizionalmente è impossibile uscire a cena da qualche parte.

Del resto, a Capodanno, avendo trovato esaurito il veglionissimo gospel dell'Auditorium, ci siamo ampiamente consolati anticipando il tutto al giorno 30, e portandoci dietro nostra figlia di 4 anni, che se l'è spassata allegramente ballando tutta la sera senza il patema d'animo dei botti che - giustamente - la terrorizzano. 

Il giorno dopo, tutti a nanna dopo un tranquillo brindisi a casa. E non venga considerato un comportamento snob: tra le persone che conosco si contano sulla punta delle dita quelli che ancora non sanno rinunciare a spendere 100 euro e più per una orrenda cena, un pessimo spumante e qualche livido cotillon di cartone.

Insomma, siamo una maggioranza, magari anche silenziosa, ma pur sempre maggioranza. Tra l'altro - ne sono convinto-  abbiamo anche, tutti insieme, un impatto ecologico non indifferente. Riduciamo le code ai caselli, alleggeriamo l'inquinamento atmosferico, creiamo meno rifiuti, pesiamo meno sul servizio sanitario nazionale, che normalmente va i tilt per le centinaia di dita e arti che saltano per l'immancabile "bomba di maradona" fatta esplodere allo scoccare della mezzanotte. E allora, perchè non proporre una "tassa sul sincronismo", che punisca non solo tutti gli individui che - potendolo evitare - tendono istintivamente e beceramente ad affollarsi, ma anche tutte le aziende che incentivano questi comportamenti?

D'accordo, è fantascienza, ma sognare non costa niente. 

postato da pendodeliri | 15:12 | commenti


mercoledì, febbraio 13, 2008
 

La sottile linea rossa

Oggi ho ordinato una Nikon Coolpix L11. La settimana scorsa il notebook ultramobile Asus EEE. Tre di mesi fa l'internet tablet della Nokia. Tre anni fa l'insuperabile lettore i-River IFP-795. Stamattina, riflettendo su questi acquisti, mi è finalmente apparsa evidente una associazione che mi sfuggiva. Sono tutti prodotti il cui principale pregio è quello che fanno considerato il basso costo, e non le prestazioni in assoluto.

E allora sono andato in soffitta. Dove ho trovato i relitti di un Sinclair ZX Spectrum, di un Commodore Amiga, e di parecchi altri accrocchi con i quali, in varie epoche è stato possibile possibile sbeffeggiare altri nerd/geek al grido di "e tu hai speso una fortuna per un aggeggio che fa la metà di quello che fa il mio".

Questo comportamento si può spiegare in vari modi. Intanto, è evidente che chi ne compra parecchi, di gadget, o ragiona in questo modo o va in bolletta molto presto. Se, per intenderci, al posto dell'Asus EEE avessi acquistato un Toshiba Portegé (spendendo 10 volte tanto per farci più o meno le stesse cose), adesso avrei qualche problemino in più, a cominciare dal l'immediata rappresaglia di mia moglie, armata di carta di credito, da consumarsi presso il più vicino punto vendita di Roberto Cavalli.

Ma c'è di più. Probabilmente provo un sottile piacere al pensiero di utilizzare un gadget che molte altre persone possono acquistare, dato il basso costo. Sapere che tante altre persone stanno giocando a Manic Miner o Jet Set Willy sullo Spectrum. Che in tantissimi pubblicano foto su Flickr con la Coolpix L11. Che legioni di geek stanno facendo anche loro click ogni 10 minuti per vedere a che punto sta il loro online order dell'Asus EEE.

Poi mi chiedo: quanti sono quelli che ragionano in modo simile, quasi rigettando il paradigma tradizionale che attribuisce maggior valore a ciò che è esclusivo?

Forse è meglio che vada a pranzo.

postato da pendodeliri | 12:38 | commenti


giovedì, febbraio 07, 2008
 
Olgiata/Pomezia, Pomezia/Olgiata

Io vivo all'Olgiata e lavoro a Pomezia. Oggi sono stati trovati morti un bambino a Pomezia e una pornostar all'Olgiata. Lo apprendo dai giornali.

Secondo Ratzinger per tutta la quaresima dovremmo stare alla larga dai media. Ma anche i nostri occhi e le nostre orecchie sono, a loro modo, dei media. E vivendo all'Olgiata, e lavorando a Pomezia, e osservando da vicino, con i miei sensi, i due lati di una società becera e ripiegata su sè stessa, ho tutte le risposte a questa giornata tragica anche senza leggere il giornale, o ascoltare la radio, o guardare la tv.

postato da pendodeliri | 23:44 | commenti (2)